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Notizie sull’AI

Altman: accettare alcuni rischi dell’AI in cambio dei suoi benefici

Nel confronto con Anthropic, il CEO di OpenAI difende una regolazione più leggera e un accesso ampio. La sua posizione non definisce da sola le tutele effettive.

Sam Altman durante TechCrunch Disrupt a San Francisco nell’ottobre 2019
Immagine di contesto: Sam Altman a TechCrunch Disrupt 2019; non ritrae l’intervista rilasciata a Politico nel 2026.Foto: Steve Jennings / TechCrunch, CC BY 2.0

Sam Altman dice a Politico che la società dovrebbe accettare alcuni effetti negativi dell’AI in cambio dei benefici: che cosa significa e cosa non prova.

Sam Altman sostiene che la società debba accettare che alcuni effetti negativi dell’intelligenza artificiale si verifichino, in cambio dei benefici e di un accesso ampio alla tecnologia. Lo ha detto a Politico in un’intervista pubblicata il 4 ottobre, presentando la distanza tra OpenAI e Anthropic sul livello di regolazione da applicare ai modelli più avanzati.

La frase è una presa di posizione politica del CEO, non una nuova policy tecnica di OpenAI né un elenco di danni che l’azienda considera accettabili. Per imprese e professionisti il tema è concreto: chi stabilisce la soglia di rischio, con quali prove e chi sopporta i costi quando un sistema produce un errore o un abuso.

Che cosa è successo

Nell’intervista a Politico, Altman ha descritto OpenAI come favorevole a una regolazione più leggera rispetto a quella auspicata da Anthropic. Ha sostenuto che i benefici dell’AI e la possibilità per le persone di usarla direttamente giustificano l’accettazione di alcuni risultati negativi mentre la società sviluppa resilienza. La sua è un’argomentazione sul bilanciamento tra innovazione, accesso e rischio, riportata da una testata indipendente a partire dalle sue parole.

Il resoconto di SiliconANGLE del 4 ottobre riporta lo stesso passaggio e sottolinea che Altman non ha detto che l’AI debba essere priva di regole. La divergenza con Anthropic riguarda il peso e la forma dei vincoli, non una contrapposizione semplice tra una parte favorevole alla sicurezza e una contraria. Entrambe le aziende operano in un settore dove regole, controlli e capacità di distribuire modelli hanno conseguenze commerciali rilevanti.

Nel ragionamento di Altman, “agency” indica che le persone dovrebbero poter accedere e usare la tecnologia, anziché lasciare a pochi fornitori il controllo dei benefici. Ma l’accesso più ampio può anche aumentare la scala degli errori e degli abusi. L’intervista non fornisce metriche per quantificare questo scambio, né stabilisce quali rischi siano inevitabili o quali misure di mitigazione siano sufficienti.

Il punto che rischia di passare inosservato

La parola “accettare” non chiarisce chi può decidere per gli altri. Un’organizzazione può scegliere il proprio livello di rischio su un processo interno, ma non trasferire automaticamente tale scelta a clienti, lavoratori o persone i cui dati vengono trattati. Il consenso, gli obblighi legali e la possibilità di contestare un risultato restano questioni separate dalla visione strategica del dirigente.

Inoltre i benefici e i costi possono distribuirsi in modo diverso: produttività e nuovi servizi possono andare all’impresa, mentre gli errori ricadono su utenti, dipendenti o fornitori. È questo aspetto distributivo, più che una formula generale sulla tolleranza al rischio, a dover entrare nelle decisioni di acquisto e nelle valutazioni d’impatto.

Altman difende accesso ampio e vincoli più leggeri; la sua intervista non stabilisce quali danni siano accettabili né quali tutele bastino.

Che cosa cambia per imprese e professionisti

Per i responsabili di impresa, il messaggio non è abbassare le soglie interne di controllo, ma rendere esplicita la propria scelta: quali errori sono tollerabili, chi li rileva, chi li corregge e come vengono informate le persone interessate. Un sistema generativo può accelerare attività utili, ma per l’uso in selezione, credito o assistenza la decisione di affidargli un compito richiede criteri e supervisione adeguati.

Chi vende o adotta strumenti di AI dovrebbe chiedere ai fornitori evidenze sui test, i limiti noti, le procedure per incidenti e gli aggiornamenti. Una dichiarazione di accesso ampio non risponde alla domanda se il modello sia adatto a uno specifico settore o se i controlli siano sufficienti per il rischio del caso d’uso.

Per consulenti, legali e professionisti della sicurezza, la discussione mette in evidenza una distinzione utile: rischio residuo non significa rischio non gestito. Registrare le alternative considerate, gli impatti sui gruppi coinvolti e la decisione umana consente di spiegare perché un’organizzazione abbia accettato o escluso un impiego. Una formula generale pronunciata da un CEO non sostituisce questa analisi.

Che cosa osservare adesso

Da osservare ora sono le proposte concrete di OpenAI e Anthropic sui controlli dei modelli, le evidenze sui rischi osservati e il modo in cui i legislatori tradurranno il confronto in obblighi. Il passo decisivo sarà il passaggio da slogan come “accesso” e “resilienza” a garanzie misurabili: test pubblici, segnalazione degli incidenti, soglie di rilascio e responsabilità quando il sistema fallisce. La foto è di Altman a TechCrunch Disrupt 2019, non dell’intervista a Politico.

Per approfondire

Per il contesto ANPAI: Come si valutano i rischi dei modelli AI

Le fonti

POLITICO, Decoded, 4 ottobre 2026 · SiliconANGLE, 5 ottobre 2026


Questa analisi della redazione ANPAI aiuta a leggere fatti e conseguenze operative. Non sostituisce una valutazione tecnica o legale riferita a un caso specifico.

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