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La rete nazionale chiede una moratoria sui nuovi permessi per i data center
Il 10 ottobre i comitati di trenta città si sono riuniti a Milano e hanno chiesto di sospendere le nuove autorizzazioni. Per ora la moratoria resta una richiesta, non un provvedimento in vigore.

A Milano la Rete nazionale Stop Data Center ha chiesto una moratoria sulle nuove autorizzazioni: la proposta non ferma per ora i progetti in corso.
Il 10 ottobre a Milano la Rete nazionale dei comitati Stop Data Center ha portato in piazza la richiesta di una moratoria temporanea sulle nuove autorizzazioni per costruire centri dati. La manifestazione in piazza della Scala ha riunito gruppi provenienti da decine di città; il giorno prima la rete aveva trasmesso la richiesta alle istituzioni nazionali.
La protesta non ha fermato né sospeso i progetti. Oggi non c’è una moratoria nazionale in vigore: la novità è che una questione finora discussa soprattutto nei singoli Comuni è diventata una richiesta coordinata alle autorità. Per chi vive vicino alle aree candidate, il tema riguarda suolo, reti elettriche e disponibilità d’acqua, oltre ai servizi digitali che i server rendono possibili.
Una richiesta che supera i confini comunali
RaiNews riferisce che alla manifestazione di Milano hanno partecipato comitati di trenta città, soprattutto lombarde, e che quella del 10 ottobre è stata la prima iniziativa organizzata a livello nazionale. Il Giorno descrive oltre mille persone e quaranta comitati: i conteggi non usano la stessa unità, ma entrambe le cronache documentano una mobilitazione più ampia dei singoli presidi locali.
La rete chiede una sospensione temporanea dei nuovi procedimenti autorizzativi, un piano nazionale per decidere dove collocare i data center e una valutazione ambientale strategica. Il suo documento sostiene che esaminare ogni singolo impianto non basta quando più progetti insistono sulla stessa area. Questa è la posizione dei promotori, non una conclusione già verificata da un’autorità indipendente.
La moratoria non è ancora una regola
La richiesta è stata inviata alle istituzioni il 9 ottobre e presentata pubblicamente il giorno successivo. A inviarla è stata la Rete nazionale dei comitati; la pubblicazione del documento da parte di Ticino Notizie ne riporta destinatari e motivazioni. Il passaggio non equivale a un atto del Governo o del Parlamento: non annulla permessi, non congela cantieri e non introduce da sé un nuovo vincolo per i Comuni.
La differenza è pratica. Chi abita vicino a un progetto autorizzato non può dedurre dalla manifestazione che l’iter si sia fermato. Perché la proposta produca effetti, un’autorità competente dovrebbe adottare una misura formale e chiarire a quali procedimenti si applichi, per quanto tempo e con quali eccezioni.
I server servono anche servizi usati ogni giorno
Un data center ospita computer e apparecchiature di rete che elaborano o conservano dati. Le strutture sostengono cloud, video in streaming e servizi di intelligenza artificiale: non sono dedicate soltanto ai chatbot. Per questo la discussione tocca insieme la crescita dei servizi online e la pianificazione dei territori che devono fornire energia, collegamenti e, in alcuni impianti, acqua per il raffreddamento.
Nel servizio di RaiNews, il dato attribuito al Politecnico di Milano è di 262 data center censiti in Italia, il 45 per cento dei quali in Lombardia. È un dato che descrive la distribuzione delle strutture, non misura da solo i consumi di ogni impianto o il loro impatto ambientale. Per valutare i singoli progetti servono informazioni su dimensione, tecnologia di raffreddamento, allaccio elettrico, fonte dell’energia e uso del suolo.
Ora contano le risposte e i dati sui singoli progetti
La rete chiede alle istituzioni di predisporre una pianificazione nazionale e di considerare gli impatti cumulativi. La verifica concreta sarà capire se Governo, Parlamento o Regioni apriranno un procedimento, risponderanno formalmente o modificheranno le regole esistenti. Fino ad allora, la richiesta resta una proposta politica sostenuta dai comitati.
Per i cittadini dei territori coinvolti, le informazioni più utili sono quelle pubblicate nelle pratiche locali: potenza richiesta alla rete, superfici interessate, autorizzazioni, fabbisogno idrico e misure di mitigazione. L’approfondimento ANPAI sui consumi energetici dell’AI spiega perché il costo dei servizi digitali e l’impatto delle infrastrutture vadano esaminati insieme, senza confondere i data center con i soli modelli generativi.
Per approfondire
Per il contesto ANPAI: l’approfondimento ANPAI sui consumi energetici dell’AI
Le fonti
RaiNews TGR Lombardia, la manifestazione nazionale a Milano, 10 ottobre 2026 · Il Giorno, il corteo e le richieste dei comitati lombardi, 11 ottobre 2026 · Ticino Notizie, testo della richiesta trasmesso dalla rete nazionale, 9 ottobre 2026
Questa analisi della redazione ANPAI aiuta a leggere fatti e conseguenze operative. Non sostituisce una valutazione tecnica o legale riferita a un caso specifico.