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Notizie sull’AI

Deepfake nei tribunali USA: il comitato valuta una nuova regola sulle prove

Un progetto cambierebbe il livello di verifica richiesto per audio e video contestati come falsi. Il comitato federale lo sta ancora esaminando: nessuna norma è stata approvata.

Aula del tribunale federale degli Stati Uniti ad Augusta, Georgia, con banchi e scranni vuoti
Immagine di contesto: aula del tribunale federale di Augusta, Georgia; la riunione sul progetto di regola si è svolta a Boston.Foto: Carol M. Highsmith / Library of Congress, pubblico dominio

Il comitato federale USA valuta una bozza che alzerebbe la prova richiesta per autenticare audio e video contestati come deepfake. Per ora non cambia alcuna regola.

Un comitato consultivo dei tribunali federali statunitensi sta valutando una regola che, in determinate contestazioni, chiederebbe alla parte che presenta un video o un audio di provare con più forza che il contenuto è autentico. Il progetto nasce dalla difficoltà di distinguere registrazioni reali e deepfake sempre più credibili.

La proposta non è stata approvata e non cambia le regole in vigore, neppure negli Stati Uniti. Per le persone in Italia non introduce obblighi né modifica il valore delle prove nei processi italiani; rende però concreto il confronto su chi debba dimostrare l’autenticità di un contenuto quando l’altra parte lo contesta.

Le aziende che creano AI hanno avvertito i giudici

Il 15 ottobre l’Advisory Committee on Evidence Rules, che studia possibili modifiche alle regole federali sulle prove, ha organizzato un confronto a Boston su deepfake ed evidenze digitali. Secondo Reuters, rappresentanti di OpenAI e Meta hanno detto al comitato che i progressi dell’AI rendono più difficile stabilire se audio e video siano autentici. Una consulente di OpenAI ha sostenuto che in futuro potrebbe non esistere un metodo scientifico capace di rilevare ogni immagine generata.

Sono dichiarazioni di aziende che sviluppano questi strumenti, non una conclusione scientifica del comitato. La stessa cronaca di Reuters riferisce che i sistemi di verifica usano standard diversi e non offrono un metodo universale. In un sondaggio del Federal Judicial Center, 15 dei 931 giudici che hanno risposto avevano già affrontato una contestazione basata sull’ipotesi di un deepfake. Il dato descrive le risposte raccolte, non la frequenza di ogni manipolazione fuori dai tribunali.

La bozza sposterebbe il secondo passaggio della prova

Il documento ufficiale del comitato precisa che la regola 901(c) è stata preparata ma non approvata in via definitiva. Se chi contesta presentasse elementi sufficienti a sostenere che il contenuto è stato fabbricato, chi lo offre dovrebbe poi dimostrare al giudice che è più probabile che sia autentico che il contrario. Il giudice, e non soltanto la giuria, diventerebbe quindi il filtro dopo una contestazione credibile.

La proposta non renderebbe automaticamente inutilizzabile un video contestato. Prima servirebbe una base concreta per chiedere la verifica; un’obiezione generica non basterebbe. Il comitato ha discusso anche quando il problema meriti una nuova norma e come questa si applicherebbe alle prove digitali, segno che il testo può ancora cambiare.

In Italia il confronto non modifica le regole delle prove

Le regole federali statunitensi non si applicano ai processi italiani. La discussione non stabilisce come un tribunale italiano debba valutare un audio o un video e non crea una nuova procedura per cittadini, imprese o giornalisti. Il suo interesse per il pubblico italiano è più circoscritto: mostra che l’autenticità di un file può diventare una questione da dimostrare, non qualcosa da presumere soltanto perché il contenuto appare plausibile.

Quando un contenuto digitale è decisivo, la verifica può richiedere il file originale, la sua provenienza e controlli indipendenti; un’etichetta o un singolo rilevatore non risolve ogni dubbio. Questa è una cautela informativa, non un parere legale. La bozza americana non prescrive questi passaggi e non garantisce che esista un test capace di dire con certezza se un contenuto è generato.

Il prossimo passaggio è capire se il progetto avanza

Per ora i giudici federali hanno ascoltato esperti e continuano a discutere una bozza ancora preliminare. Le prossime informazioni da cercare sono una versione aggiornata della regola, l’eventuale approvazione del comitato e le modalità con cui verrebbero valutate prove tecniche e testimonianze. Fino ad allora, le dichiarazioni delle aziende spiegano perché il tema è sul tavolo, ma non costituiscono né una decisione giudiziaria né una nuova legge.

Per approfondire

Per il contesto ANPAI: Come leggere e verificare le trascrizioni AI

Le fonti

U.S. Courts, Advisory Committee on Evidence Rules, 15 ottobre 2026 · Reuters, ripubblicato da Investing.com, 15 ottobre 2026


Questa analisi della redazione ANPAI aiuta a leggere fatti e conseguenze operative. Non sostituisce una valutazione tecnica o legale riferita a un caso specifico.

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