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Notizie sull’AI

Il PP usa video deepfake in campagna e riapre il nodo delle etichette

Un filmato diffuso dagli account ufficiali del Partido Popular mostra persone legate ai socialisti pronunciare frasi inventate con l’IA. Il partito lo difende come satira.

La facciata del Congreso de los Diputados a Madrid, con la bandiera spagnola
Immagine di contesto: la sede del Congresso dei deputati spagnolo; non raffigura il video o le persone coinvolte nella campagna.Foto: Paasikivi / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Un video deepfake del Partido Popular mette parole inventate in bocca a persone legate al governo spagnolo. Il caso riapre il confronto su etichette e campagne elettorali.

Il Partido Popular, principale forza di opposizione in Spagna, ha diffuso sui propri account un video di campagna realizzato con l’IA che attribuisce dichiarazioni inventate a persone vicine al Partito socialista. Tra i volti riprodotti ci sono la moglie del premier Pedro Sánchez e l’ex presidente José Luis Rodríguez Zapatero; il filmato è circolato mentre il Paese si prepara alle elezioni del 29 novembre.

Il caso ha provocato la protesta del governo spagnolo e una querela di una delle persone raffigurate. Il PP sostiene che il video sia satira e che la natura artificiale sia indicata. Il confronto riguarda una domanda concreta anche per chi segue le notizie in Italia: quanto è visibile l’avvertenza quando un video falso viene rilanciato fuori dal suo contesto?

Il filmato inventa scene, non documenta dichiarazioni

Secondo il Guardian e la radiotelevisione pubblica RTVE, il video usa immagini generate o manipolate con l’IA per mostrare persone legate al PSOE mentre sembrano ammettere condotte contestate. Alcune scene fanno riferimento a indagini ancora aperte: le frasi attribuite ai protagonisti sono inventate e non devono essere scambiate per testimonianze o prove.

Il PP ha pubblicato la clip sui propri canali ufficiali. La sua direzione la descrive come una forma di satira politica e sostiene che il pubblico possa riconoscerne il tono. La presenza del filmato sugli account di un partito, però, gli dà una visibilità e un’autorevolezza percepita diverse da quelle di una parodia anonima.

La contestazione è arrivata anche in tribunale

Il ministro spagnolo della Trasformazione digitale ha criticato il rischio che chi non ha familiarità con l’IA confonda il video con la realtà. Il PP ha respinto le accuse e ha difeso l’uso delle immagini come commento satirico alla condotta dei socialisti. Le due posizioni sono dichiarazioni politiche, non una decisione sulla legittimità della campagna.

Leire Díez, ex militante socialista rappresentata nel video, ha presentato una querela e chiesto ai giudici di intervenire sulla pubblicazione. La denuncia non equivale a una condanna e al momento le fonti non riportano una decisione del tribunale. La controversia tiene insieme il diritto di satira, l’uso dell’identità altrui e la capacità dei video sintetici di far sembrare autentiche accuse mai pronunciate.

Un’avvertenza poco visibile può perdersi nei rilanci

Il Guardian descrive l’etichetta che segnala l’uso dell’IA come molto piccola e quasi trasparente, mentre il PP sostiene che la natura del video sia chiara dal tono. La disputa mostra perché non basta sapere che un’etichetta esiste: posizione, leggibilità e ritagli successivi possono cambiare ciò che uno spettatore vede quando la clip ricompare in una storia, in un messaggio o in un repost.

Questo episodio non dimostra che un elettore abbia cambiato idea né misura la diffusione dell’IA nelle campagne italiane. Mostra però un formato che può attraversare i confini delle piattaforme: una clip manipolata può arrivare anche a chi la riceve senza il testo e le spiegazioni presenti nel post originale.

Prima di condividere, serve ricostruire la provenienza

Per chi guarda dall’Italia, la risposta pratica è controllare chi ha pubblicato il video, cercare la versione completa e verificare se le persone mostrate abbiano davvero pronunciato quelle frasi. Una dicitura che segnala l’IA non rende vere le affermazioni contenute nel filmato. Nei prossimi giorni sarà utile seguire l’esito della querela e le eventuali valutazioni delle autorità, senza anticipare una conclusione legale.

Per approfondire

Per il contesto ANPAI: Le regole europee sulle etichette dei contenuti generati dall’IA

Le fonti

The Guardian, 23 ottobre 2026 · RTVE Noticias, 23 ottobre 2026


Questa analisi della redazione ANPAI aiuta a leggere fatti e conseguenze operative. Non sostituisce una valutazione tecnica o legale riferita a un caso specifico.

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