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Notizie sull’AI

IA al lavoro: la usa il 40% degli impiegati, solo il 6% nelle mansioni elementari

Un rapporto del JRC, riassunto dalla Commissione Ue, segnala anche il divario nella formazione; l’esposizione alle tecnologie non prova che i posti saranno sostituiti.

Una persona segue una videochiamata di lavoro dal computer portatile
Immagine di contesto: una persona lavora al computer durante una videochiamata; la fotografia non documenta lo studio europeo.Foto: Diva Plavalaguna / Pexels

Nell’Ue l’IA al lavoro è diseguale: la usa il 40% degli impiegati e il 6% di chi svolge mansioni elementari; i dati non mostrano una sostituzione generalizzata.

Una sintesi pubblicata dalla Commissione europea il 23 ottobre riassume un rapporto del suo Centro comune di ricerca: circa il 40 per cento dei lavoratori impiegatizi usa strumenti di IA sul lavoro, contro il 6 per cento di chi svolge mansioni elementari. La fotografia mostra un divario nell’accesso, ma non prova che questi posti saranno eliminati.

Per chi lavora in Italia, il dato offre un confronto europeo ma non una stima nazionale: la Commissione non indica in questa sintesi il risultato italiano. Il rapporto richiama anche una formazione che raggiunge solo una parte di lavoratori e insegnanti.

L’accesso cambia secondo il lavoro svolto

Il brief del Joint Research Centre, riassunto dalla Commissione il 23 ottobre, stima che circa quattro lavoratori impiegatizi su dieci usino l’IA, mentre tra chi svolge mansioni elementari la quota è di sei su cento. L’adozione aziendale resta più concentrata nelle imprese grandi e digitalizzate e nei Paesi del Nord Europa.

Sono medie europee, non una fotografia specifica dell’Italia, e non misurano la qualità dei risultati ottenuti. Mostrano però che l’accesso è diseguale: chi scrive, organizza informazioni o analizza documenti incontra questi strumenti più spesso di chi svolge attività operative.

Saper fare un compito non significa eliminare il lavoro

Il rapporto distingue la capacità potenziale dei sistemi dal cambiamento reale delle occupazioni. Fino ai dati disponibili per il 2025, gli autori non trovano un legame chiaro tra esposizione all’IA e andamento di occupazione, salari o ore lavorate in Europa. Il documento non fa una previsione sull’occupazione: sostiene che l’esito dipenderà da come le imprese riorganizzeranno i processi e da quali attività resteranno affidate alle persone.

Professioni con molte attività esposte, ma anche con responsabilità e giudizio umano, potrebbero essere affiancate dagli strumenti e richiedere nuove competenze. Alcune mansioni d’ufficio più ripetitive potrebbero invece perdere una parte delle attività. Il rapporto indica una possibilità di trasformazione, non certifica che una specifica professione scomparirà.

La formazione non raggiunge ancora scuole e lavoratori

Il divario riguarda anche l’istruzione. Secondo la sintesi europea, solo circa un terzo dei programmi scolastici nazionali include competenze legate all’IA e circa il 30 per cento degli insegnanti ha partecipato a una formazione specifica. Le opportunità brevi e flessibili per gli adulti, utili a chi è già nel mondo del lavoro, restano limitate rispetto al bisogno di aggiornamento.

Per l’Italia il documento non introduce un corso obbligatorio né assegna risorse nuove. Offre però un criterio concreto per valutare le politiche: la formazione deve arrivare anche alle piccole imprese, ai lavoratori con esperienza e alle scuole, non solo ai reparti digitali. Le competenze utili dipendono dai processi e dai ruoli, non dalla sola capacità di scrivere richieste a un chatbot.

Il dato utile da seguire è chi resta escluso

La Commissione cita iniziative europee di formazione e l’esempio finlandese di oltre duemila sessioni pratiche per piccole e medie imprese in settori diversi, dai trasporti al turismo. Il caso mostra un tipo di intervento, ma non dimostra da solo che la formazione aumenti salari o protegga ogni mansione. Nei prossimi aggiornamenti serviranno numeri nazionali e misure degli esiti, non soltanto conteggi delle licenze o dei corsi erogati.

Per approfondire

Per il contesto ANPAI: Dalle nozioni generali alle competenze di lavoro

Le fonti

Commissione europea, Direzione generale Occupazione, 23 ottobre 2026


Questa analisi della redazione ANPAI aiuta a leggere fatti e conseguenze operative. Non sostituisce una valutazione tecnica o legale riferita a un caso specifico.

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