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Notizie sull’AI

La Corte suprema danese conferma la condanna per immagini AI realistiche di minori

Il tribunale ha stabilito che la norma danese comprende anche immagini generate con AI di minori fittizi, se appaiono come fotografie. La sentenza non cambia le leggi italiane, ma chiarisce una questione nuova per i giudici europei.

Facciata e ingresso dell’edificio della Corte suprema danese a Copenaghen
Immagine di contesto: edificio della Corte suprema danese a Copenaghen; non documenta l’udienza del 15 ottobre.Foto: Leif Jørgensen, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La Corte suprema danese conferma la condanna per oltre 36 mila immagini AI realistiche di minori fittizi: ecco cosa stabilisce la sentenza e cosa non cambia in Italia.

Il 15 ottobre la Corte suprema della Danimarca ha confermato la condanna di un uomo per possesso e diffusione di materiale sessuale generato con intelligenza artificiale e raffigurante persone sotto i 18 anni. I soggetti erano ritenuti fittizi, ma le immagini avevano un aspetto simile a quello di fotografie.

Il caso stabilisce che, secondo la legge danese, la norma si applica anche quando il minore rappresentato non esiste nella realtà. La Corte ha mantenuto la pena di un anno e sei mesi di carcere. La decisione non è vincolante per i giudici italiani: è un precedente comparativo in una materia che riguarda tutela dei minori, contenuti sintetici e limiti della legge penale.

La Corte ha guardato all’aspetto delle immagini

La difesa chiedeva l’assoluzione sostenendo che la legge danese non coprisse immagini di soggetti fittizi. La Corte ha respinto questa lettura. La norma, secondo il riepilogo della sentenza, include rappresentazioni visive di persone sotto i 18 anni realizzate con AI quando risultano uguali o molto simili a fotografie. Il criterio decisivo è quindi la forma realistica della rappresentazione, non l’identità di una vittima reale.

La decisione non riguarda qualsiasi immagine sintetica con un personaggio giovane. La Corte ha esaminato materiale sessuale fotorealistico e una condotta di possesso e distribuzione. Il testo non stabilisce che disegni, illustrazioni, testi o ogni tipo di immagine stilizzata rientrino automaticamente nella stessa fattispecie.

La quantità e la diffusione hanno pesato sulla pena

Secondo la Corte, l’uomo aveva più di 36 mila immagini, ne aveva diffuse molte su larga scala e in parte aveva ricavato denaro. I giudici hanno considerato volume, contenuto e distribuzione sistematica per confermare la pena stabilita in appello.

Il dato non dimostra che ogni modello AI sia stato addestrato su immagini di abusi reali, né che la produzione sintetica equivalga automaticamente a un’aggressione subita da una persona identificabile. La Corte non ha fondato il giudizio su queste conclusioni: ha interpretato la norma danese sul possesso e sulla diffusione del materiale rappresentato.

La sentenza danese non diventa una regola italiana

Per chi lavora in Italia con moderazione, sicurezza o tutela dei minori, la sentenza è un caso da seguire perché affronta la domanda se un’immagine realistica resti perseguibile quando il soggetto è generato da un modello. La decisione non modifica il codice penale italiano e non impone una nuova regola alle piattaforme che operano qui. La legge danese si applica al caso deciso in Danimarca.

Anche nell’Unione europea le norme penali e le loro interpretazioni restano in larga parte nazionali. Perciò aziende, scuole e famiglie italiane non devono dedurre da questa sentenza un nuovo obbligo o una nuova pena in Italia. Il suo rilievo sta nel confronto: mostra come una corte suprema abbia letto una norma esistente davanti a contenuti sintetici realistici.

Restano aperti i confini tra immagini diverse

La sentenza riguarda una vicenda eccezionale per quantità e distribuzione, e non chiarisce tutti i confini tra immagini fotorealistiche, disegni, parodie o altri contenuti creati con AI. Non è nemmeno una valutazione scientifica sugli effetti psicologici dei contenuti sintetici. Per capire come il criterio sarà applicato in futuro serviranno altri casi e la motivazione integrale, non soltanto il riassunto pubblicato dalla Corte.

La questione interessa anche chi definisce le regole dei servizi digitali: i filtri devono poter riconoscere materiale illecito senza colpire opere legittime o scambi innocui. Per il pubblico italiano, la verifica utile è distinguere sempre tra un precedente straniero e le disposizioni in vigore nel proprio Paese. L’approfondimento ANPAI sull’AI Act offre il contesto sulle regole europee per i contenuti generati.

Per approfondire

Per il contesto ANPAI: Le regole europee per chatbot e contenuti generati

Le fonti

Corte suprema di Danimarca, 15 ottobre 2026 · Rigsadvokaten, Procura generale danese, 15 ottobre 2026 · DR Nyheder, servizio pubblico danese, 15 ottobre 2026


Questa analisi della redazione ANPAI aiuta a leggere fatti e conseguenze operative. Non sostituisce una valutazione tecnica o legale riferita a un caso specifico.

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